Dopo ben cinque anni di attesa, gli MGMT sono tornati con il loro nuovo album Little Dark Age, uscito il 9 febbraio 2018, e possiamo anche dire che finalmente hanno prodotto un lavoro degno di nota, dopo il loro album di debutto Oracular Spectacular. La band americana si è fatta strada proprio grazie al loro album di debutto, ormai nel lontano 2007 e si sono fatti notare per il loro sound psichedelico, al limite di un mondo da “figli dei fiori” fine anni ’60, con brani che sembrano usciti da un trip come Electric Feel o Time to Pretend, due dei loro grandi successi.

Dopo il loro debutto sono seguiti altri due album Congratulations nel 2010 e MGMT nel 2012, ma non hanno avuto un grande successo così come il primo. Con il rischio di finire nel dimenticatoio anche loro come “band che ha prodotto un gran bell’album ma poi più nulla”, si sono rimessi in gioco e tirando fuori un album con poche sonorità del primo ma con molto del sound tipico anni ’80 e con qualche piccola sperimentazione. Forse proprio perché la critica e il pubblico si stavano dimenticando chi fossero gli MGMT dopo l’album di debutto, la band ha affrontato questa loro ultima opera a cuor leggero, partendo dal pensiero “abbiamo toccato il fondo, peggio di così non si può fare”.

Anche se il titolo dell’album, Little Dark Age fa pensare ad un’atmosfera scura, cupa, forse anche dovuta al clima terroristico e di tensione da terza guerra mondiale che stiamo vivendo in questi ultimi anni, le canzoni sono tutt’altro che tristi e ansiogene, ma anzi, gli MGMT ti prendono per mano e ti trasportano nel loro mondo, fatto di luci e di sensazioni positive, gioiose, tipiche del loro primo album. Riprendendo la moda anni ’80 del momento (si passa dalla serie Netflix Stranger Things al film Call me by your name), l’album riprende l’uso dei synth e tastiere, tratto tipico della band americana e canzoni dal ritmo allegro, in pieno spirito disco dance, e ballabile, come She Works Out Too Much, brano apripista dell’album, o Me and Michael, quarto singolo uscito il 7 febbraio.

Proprio la title track, Little Dark Age, nonché seconda traccia dell’album, con la voce di Andrew VanWyngarden, ci riporta in pieno periodo anni ’80, ed è il riassunto di tutto il lavoro iniziato nel 2015, il quale annunciarono sui loro social il ritorno sulle scene con un nuovo album; Little Dark Age è un singolo potenzialmente buono, anche per le radio, come i loro primi successi Time to pretend, Kids ed Electric feel.

Anche se, a differenza del primo album, questo lavoro si ispira più al mondo pop, come affermato dal duo in un’intervista: “È un’opera più leggera e rilassata, mentre stavamo lavorando all’ultimo album continuavamo a parlare del fatto che volevamo fare canzoni pop”; infatti dopo averlo ascoltato per intero ti viene voglia di riascoltarlo di nuovo, e poi ancora e ancora, fino a comprare un biglietto per un loro concerto. A tal proposito, saranno qui in Italia il 17 luglio 2018 a Milano, per il Milano Summer Festival insieme ai Justice. Cosa dire di più? Ben tornati MGMT!