Ore 22:00, tutti fremono d’impazienza per Mac DeMarco, ma di lui e la sua band non si vede neanche l’ombra. Il caldo torrido, le luci, ma soprattutto le zanzare rendono l’attesa di 15 minuti lunga e lenta. Fino a quando il “Main Title” de “Il Padrino” interrompe il mormorio generale facendo anche da sottofondo all’entrata in scena del cantante – con il suo immancabile cappellino, la maglietta trasandata, i pantaloncini poco sopra il ginocchio e le famose Vans, insomma il suo marchio di fabbrica – e gli altri componenti del gruppo, i quali verranno successivamente presentati per nome perché a detta di Mr. DeMarco “siamo tutti amici qui”.

Si apre così il concerto del cantautore canadese al Circolo Magnolia, che dopo 5 anni torna a Milano nello stesso posto dove era già stato ospitato la prima volta. Inizia bene, con lo stesso brano con cui cominciava sempre anche lo scorso tour: l’inconfondibile synth di On The Level, che dopo una falsa partenza e una piccola regolata al volume, inizia a riecheggiare per tutto il Magnolia con la gente che si muove a ritmo mentre si accende una sigaretta. Ma continua ancora meglio con Salad Days, facendo riscaldare ancora di più il pubblico presente che si scatena cantando in coro il famoso “laaala la la la”. Decide poi di rallentare con due canzoni malinconiche dell’ultimo album uscito il maggio scorso: Nobody e la più sbarazzina Finally Alone dove lancia un falsetto che molti non si aspettavano.

Tra scherzi e prese in giro con la sua band e qualche raccomandazione di rimanere idratati e di divertirsi, Mac non solo riesce a passare da un album all’altro ma è anche capace di arrangiare le sue canzoni in modo diverso (e migliore) dalla versione in studio. Un ottimo esempio sono proprio le ballate Another One e Still Beating, le quali oltre ad essere state due bellissime sorprese, mi hanno fatto cantare col cuore e con qualche lacrima agli occhi. Ma ciò che realmente non mi aspettavo di sentire è Rock and Roll Night Club, uno dei suoi primi lavori da solista, accontentando anche i suoi fan più datati.
Altri vecchi classici come Ode to Viceroy, My Kind of Woman e Chamber of Reflection, invece, sono arrivati uno dopo l’altro facendo partire gli accendini al posto delle torce del telefono per rendere tutto più romantico.
Con Still Together, dedicata alla sua Kiki, l’assolo di chitarra di Andy, e una performance comica dove si scambiano i ruoli per suonare tre cover punk, finisce il concerto. Se non fosse che il coro “se non fate l’ultima, noi non ce ne andiamo”, convince Mac & Co che tornano sul palco con le luci spente per fare, la tanto bella quanto triste, Watching Him Fade Away, e dove invita il pubblico a sedersi per terra, come se fossimo ad una festa a casa sua, come se ci conoscessimo tutti. Del resto ce lo aveva già detto che siamo tutti amici.

Mac DeMarco, per più di un’ora e mezza, ci ha trasportato nel suo piccolo mondo fatto di note semplici ma efficaci; simpatia e voglia di non prendersi mai sul serio; atmosfere piene di nostalgia che da sempre caratterizzano la sua musica; ma soprattutto la maturità canora acquisita, qualcosa che due anni fa mancava sul palco del “TOdays Festival”. Insomma, ha tutti gli ingredienti perfetti per rendere speciale un lunedì sera d’estate.

“Salad days are gone” ci intona in una canzone, ma in verità i bei tempi non sono ancora passati per il nostro caro Mac, e questo concerto lo conferma.

Qui di seguito, oltre la scaletta del concerto a Milano, trovate l’esibizione di quest’anno al Glastonbury e una bellissima versione di K, brano tratto dal suo ultimo album “Here Comes the Cowboy“.

Setlist:

On the Level
Salad Days
Nobody
Finally Alone
The Stars Keep on Calling My Name
Cooking Up Something Good
My Old Man
Another One
Still Beating
Rock and Roll Night Club
My Kind of Woman
Ode to Viceroy
Choo Choo
Freaking out the Neighborhood
Chamber of Reflection
Still Together
Watching Him Fade Away

 

 

Studentessa universitaria appassionata di musica e viaggi; quando non sono ad un concerto, lavoro part-time; leggo; bevo caffè; e faccio pole dance. Ogni tanto dormo anch’io.