Niente è più bello dell’incontro tra più discipline artistiche: forse è una banalità dirlo, ed è ancor più banale sottolineare che per ottenere un’ulteriore opera d’arte, unendo piccoli dettagli provenienti da arti differenti, ci vogliano parecchia bravura e soprattutto tanta fantasia. In questo caso la musica ha incontrato la grafica pulp vintage, dando vita alle opere immaginarie di Todd Alcott.

Il “pulp” è un genere letterario nato negli anni Venti negli USA che proponeva storie a metà tra il poliziesco e l’horror, con una predilezione per il crimine, la violenza e le situazioni macabre e grottesche. Queste storie venivano pubblicate sui “pulp magazine”, le cui copertine erano dei veri capolavori della grafica, mentre le pagine interne venivano stampate su carta riciclata in polpa di legno (in inglese, “pulp”), ovvero carta di bassa qualità.

Lo sceneggiatore americano, appassionato di musica e di pulp fiction, unendo le sue passioni è riuscito a creare questi piccoli capolavori: partendo da copertine o poster vintage già esistenti, effettua delle modifiche con degli strumenti digitali, alterando parte delle immagini e dei testi, ottenendo così i suoi incredibili mash-ups.

Intervistato inizialmente da Literary Hub Open Culture a metà luglio, aveva già attirato su di sé parecchia curiosità, ma sono stati i R.E.M., tramite un post sui loro social, dove dichiaravano di aver apprezzato la copertina immaginaria del libro Losing My Religion, a portare definitivamente il lavoro di Alcott all’attenzione di tutti.

Ma a colpire maggiormente e a lasciar il segno sono i numerosi lavori che rendono omaggio a David Bowie: la sua passione per la fantascienza e i suoi mille alter ego, lo rendono il protagonista ideale di un graphic novel. In un’intervista Alcott ha affermato in proposito: “Bowie si vestiva come un alieno androgino, saliva sul palco e diceva al pubblico ‘Non siete da soli, datemi la mano’. Non riesco a pensare a un gesto più bello nei confronti di un emarginato. Non importa quanto tu sia strano nella tua comunità, troverai sempre qualcuno come te a un concerto di Bowie. Durante un periodo della mia vita in cui mi sentivo incredibilmente solo e isolato, Bowie è stato uno degli artisti chiave che mi hanno fatto sentire come se facessi parte di un mondo più grande, un continuum artistico”.

La cosa più incredibile è che in ogni copertina compaiono alcune frasi estrapolate dai testi delle canzoni che, insieme alle immagini, danno senso alla storia narrata e ispirata al brano stesso, facendo risultare il tutto realistico e veritiero.

I R.E.M. e Bowie non sono gli unici ad aver ispirato Todd Alcott: tra le tante opere, disponibili qui su Etsy, è possibile trovare le raffigurazioni delle canzoni più famose di Joy Division, Pink Floyd, Led Zeppelin, Queen, Joni Mitchell, Bruce Springsteen, Sex Pistols, Prince, Radiohead, Sonic Youth e tanti altri.

L’articolo potrebbe già esser finito qui… Eppure sento il dovere di concludere ritornando su qualcosa che ho nominato all’inizio: la banalità.

Qualcuno potrebbe chiedersi: perché parlare di musica nell’arte?

O viceversa, perché parlare di tutti quei dettagli che girano intorno alla musica: un video musicale, la copertina di un disco, un personaggio inventato?

Perché quando i dischi son fatti bene e un artista è completo, lo si riconosce anche da dettagli come questi: riesce a entrare nell’immaginario collettivo e non se ne va mai più, non come chi fa i tormentoni estivi e poi (per fortuna) sparisce, lasciando il posto a quello che entrerà nei nostri “incubi collettivi” l’estate dopo.

Perché in un mondo dove tutto è a portata di click e ci si tende a perdere nel mare magnum del WWW, alla lunga si giudica banale o main-stream qualunque cosa, non si presta più attenzione a nulla e anche la nostra fantasia va a farsi benedire. Forse ogni tanto vale la pena di fare una piccola analisi, una nota a margine, perché spesso è da piccole attenzioni, ricerche e curiosità che può nascere sempre qualcosa di nuovo.

Una studentessa di ingegneria informatica con la passione per la musica, l’arte, la lettura, la scrittura e tante altre (davvero troppe) cose…