In un mondo dove il guitar rock sta morendo, le giovani band e non emergenti cercano di farcela tutta per far restare in vita il buon rock’n’roll, che sembra indirizzarsi sempre di più verso atmosfere elettroniche.
I nostalgici degli strumenti analogici avranno sicuramente pane per i loro denti ascoltando l’ultimo lavoro dell’esordiente Sam Fender: britannico, figlio e fratello d’arte, scoperto dal manager di Ben Howard, nel suo curriculum vanta già un’esperienza come artista spalla per Bob Dylan e Neil Young.

Non male, direte voi, per un artista emergente di soli venticinque anni; e il suo disco di debutto, sarà solamente la punta dell’iceberg, poiché crediamo che questo artista farà molta strada.
Ma bando alle ciance: Hypersonic Missiles, pubblicato lo scorso 13 settembre, completa un lavoro di due anni, iniziato con l’uscita di Play God nel 2017, e seguito da altri singoli degni di nota come la stessa title track, Dead Boys e Will We Talk?
Il gusto per il rock c’è e si sente, soprattutto quando si hanno influenze del calibro di Bruce Springsteen e Jeff Buckley. In Hypersonic Missiles c’è molta attualità, riguarda tematiche delicate, che il buon Sam ha saputo trasporre in maniera chiara e semplice: dal patriarcato, al razzismo al tema del suicidio e le violenze domestiche.

Il disco si apre con Hypersonic Missiles: il titolo si riferisce a un missile ideato dalla Russia, che viaggia nove volte alla velocità del suono, e da cui non c’è possibilità di difesa; tuttavia ciò rappresenta una metafora, poiché il testo si riferisce a una canzone d’amore, e allo stesso tempo alla situazione mondiale attuale, dal momento che tutto intorno a noi sta andando allo sfacelo più totale. Il pezzo si apre con degli accordi di chitarra seguiti da una batteria, i quali esplodono poi nel ritornello, accompagnato da delle trombe nella seconda parte della canzone, come il buon Springsteen ci ha insegnato.

 

 

A seguire troviamo The Borders, il cui titolo è riferito al pub Border Terrier, frequentato da Sam a North Shield. Descrive una situazione di violenze famigliari, una madre violenta, una famiglia abbandonata dal padre, e un bambino con evidenti problemi di rabbia e risentimento verso il suo migliore amico che ha invece una famiglia che lo ama. Una canzone personale, condita con una melodia che richiama a tratti gli anni novanta e che è in contrapposizione con il testo forte e d’impatto emotivo: “Eight years old with a replica gun pushin’ in my skull / Saying you’re gonna kill me if I tell / Never did, and I never will / That house was living hell“.

White Privilege parla a chiare lettere del nostro “fucked up world”, del fatto di essere guidati da tiranni, della società che ci vuole in un certo modo, del fatto che i “bianchi”, come ci suggerisce il titolo, hanno dei privilegi rispetto al resto delle persone che abitano questo pianeta.
The patriarchy is real, the proof is here in my song“, il patriarcato, il quale ci fa vergognare di essere quello che siamo, e ci spinge a voler essere delle persone migliori per cambiare il nostro fottuto mondo: “My ancestry is evil, and their evil is still not gone“.

Dead Boys tratta di un altro tema molto delicato, quello del suicidio. Nessuno ne parla o ne vuole parlare, è un tabù vero e proprio. Le cause possono essere molteplici, la depressione è sicuramente una di queste, soprattutto quando non si ha un aiuto concreto. Sam vuole sensibilizzare le persone riguardo questo problema, che solo in Gran Bretagna registra una percentuale molto alta. “We close our eyes, learn our pain / Nobody ever could explain / All the dead boys in our hometown“: “non sembrava il tipo”, “non ne sapevo nulla”, sono le frasi ricorrenti di chi viene a sapere di una persona che ha commesso un suicidio. In questo modo, Sam urla a gran voce di parlarne sempre, perché il suicidio non è la riposta. Il sound che accompagna la canzone è molto ritmato, accompagnato dagli arpeggi della chitarra, e i battiti pulsanti della batteria.

 

 

Facendo un balzo in avanti approdiamo su Play God, primo singolo in assoluto di Fender: ambientato in una realtà Orwelliana, questa sorta di Dio controlla la società e maltratta la classe più bassa. Strumentalmente la canzone è incentrata soprattutto sulla voce di Fender, mentre la melodia fa da sfondo al tutto. That Sound approda di nuovo sulle melodie anni novanta, con qualche influenza alla Jeff Buckley di Sketches, mentre Two People è la prima ballata targata Sam Fender: costituita da voce e chitarra, è riferita ai suoi vicini e parla di una violenza domestica di cui Sam è stato testimone per lungo tempo; sentendosi impotente di fronte a una cosa così enorme, ha riversato tutto nella musica, con lo scopo di continuare a sensibilizzare le persone su questi temi.

 

 

In conclusione, Hypersonic Missiles è un disco fresco, musicalmente nostalgico con un gran bisogno di gridare che il rock è ancora vivo, ma soprattutto volto a sensibilizzarci sui problemi più scomodi dell’umanità, ritenuti tabù e di cui si parla sempre meno. Ci invita ad aprire gli occhi sulla situazione sociale attuale, su come si tende a tornare sempre indietro invece di marciare verso il progresso: come un missile supersonico si è fatto spazio nel mondo dell’indie odierno, e con una voce delicata contrapposta a strumenti pungenti e incalzanti, Sam Fender ha creato un piccolo capolavoro. Per noi un 10/10.

 

 

 

 

La musica è la mia passione più grande, i concerti sono la mia seconda casa. Sono una nerd a tempo indeterminato, e amo leggere.
Parlo e straparlo di musica, ed ho deciso di metterlo per iscritto e di condividere le mie idee e la mia creatività con il mondo.