Il 30 agosto era prevista l’uscita di i,i dei Bon Iver, ma a sorpresa Vernon & co. hanno deciso di anticiparne l’uscita al 9 agosto, pubblicando sulle varie piattaforme le canzoni dell’album una ad una, ed ecco che ci siamo ritrovati tra le mani un piccolo capolavoro.
Quarto album della band statunitense, i,i si discosta dal penultimo 22, A Million, o per meglio dire ha fuso insieme il vecchio stile indie folk che toccava i primi album con lo stile folktronico di quest’ultimo.
A tratti alcune tracce ricordano lo stile elettronico dei Radiohead misto a sezioni di archi e strumenti che tanto differenziano l’ultimo lavoro dei Bon Iver dai primi.
L’album è stato annunciato da un teaser intitolato Sincerity is Forever in Season, spiegando come la discografia dei Bon Iver rappresenti le quattro stagioni: For Emma Forever Ago è l’inverno, Bon Iver è la primavera, 22, A Million è l’estate e i,i chiude il cerchio con l’autunno.

 

 

 

Anche su quest’ultimo non mancano le collaborazioni: da Aaron Dessner dei National (con il quale ha anche composto un album, sotto il nome di Big Red Machine), a Bruce Hornsby, James Blake, Moses Sumney e Channy Leneagh.
Anticipato da diversi singoli quali Hey, Ma, U (Man Like), Jelmore e Faith, i,i ci offre una visione introspettiva dell’essere umano, temi ricorrenti e molto cari a Vernon, il quale ha sempre ricorso alla sperimentazione, riuscendo a sfornare ogni volta lavori sopraffini.
i,i contiene pezzi musicalmente molto semplici ma allo stesso tempo elaborati, abbandonando quell’alone di mistero che caratterizzava 22, A Million. Tuttavia, l’album non è affatto categorizzabile in un solo stile, poiché ogni canzone ne racchiude uno proprio come una propria carica e un proprio significato.

 

 

 

 

L’album si apre con Yi, un’intro di una registrazione di una chiamata tra Justin e un suo amico i quali stavano gingillando in un fienile accendendo e spegnendo una radio, e che apre la pista a dodici brani, i quali si susseguono uno dopo l’altro senza pause.
A seguire iMi, We e Holyfields, dove ritroviamo quel gioco di suoni elettronici i quali suscitano atmosfere ipnotiche. Le sperimentazioni sono puntualmente all’ordine del giorno, come per Holyfields, che è stata registrata in modo improvvisato, e con pochi ritocchi prima di essere inclusa nell’album.

 

 

 

 

Una delle tracce più belle di i,i è sicuramente Hey, Ma: una rievocazione della propria infanzia, una chiamata alla propria madre quando tutto sta andando a rotoli, scandita da quei cori elettronici e da un synth che suona in sottofondo, lasciando in risalto la voce e il falsetto di Vernon. Allo stesso tempo potrebbe significare l’attaccamento al pianeta terra, al prendersene cura come fosse un bambino; tutto ciò può essere notato anche nella cover art del singolo, la quale recita “You need to be there, to plant a garden“.

 

 

 

 

U (Man Like) viene introdotta da accordi di pianoforte che va poi a fondersi con un’armonica rendendo il sound allegro e orecchiabile. Il gioco di parole dietro il titolo che va a significare “Human Like” è solo uno dei tanti messaggi criptici racchiusi nei pezzi dei Bon Iver. Naeem segue la stessa linea strumentale di U (Man Like) come una sorta di sequel, per poi riprendere con dei synth su Jelmore.
Faith che racchiude il significato della fede religiosa ma anche della fedeltà tra due persone, riprende la base strumentale sia acustica che elettronica, e narra di come Vernon negli anni abbia perso la propria fede, anche se non completamente.

Una delle tracce più interessanti per concetto è invece Sh’Diah, il quale sta per “shittiest day in american history”, vale a dire il giorno dell’elezione di Trump come presidente degli Usa. Traccia anch’essa improvvisata, presenta una melodia quasi triste, e il falsetto di Vernon è come un lamento rivolto alla situazione terrificante che sta per presentarsi negli Stati Uniti; nell’outro le trombe descrivono appieno il mood della canzone: quando la musica parla non c’è bisogno di usare parole.
RABi, che sta per I could rob I, un verso dal testo, è la traccia che chiude i,i: una melodia semplice, scandita da strumenti musicali, ci parla di tutto ciò che ci rende tristi, felici o confusi: “But something’s gotta ease your mind / But it’s all fine, or it’s all crime anyway“.

Insomma i Bon Iver questa volta ci hanno visto giusto e hanno sfornato forse uno dei migliori album degli ultimi anni, e sicuramente uno dei migliori della loro discografia.

 

 

La musica è la mia passione più grande, i concerti sono la mia seconda casa. Sono una nerd a tempo indeterminato, e amo leggere.
Parlo e straparlo di musica, ed ho deciso di metterlo per iscritto e di condividere le mie idee e la mia creatività con il mondo.