I Chvrches sono tornati dopo tre anni di assenza dalle scene musicali, e quest’anno ci hanno regalato il loro terzo album in studio, Love Is Dead.
Il primo singolo dell’album arriva a fine gennaio, intitolato Get Out, mentre l’annuncio ufficiale dell’album arriva alla fine di febbraio, con tanto di tracklist che rivelava 13 canzoni.
Ma per chi non conoscesse i Chvrches, sono una band synth pop scozzese, con all’attivo appunto tre album, e formata da tre membri: Lauren Mayberry, Iain Cook e Martin Doherty. L’album di debutto è stato rilasciato nel 2013, The Bones Of What You Believe, mentre il secondo, Every Open Eye, nel 2015.
Il primo singolo che ha consacrato la band alla popolarità è stato Lies, di cui i Muse ne hanno fatto una cover alla BBC Radio 1 Live Lounge, e con il quale anche io stessa ho scoperto la band. Il gruppo, nel corso degli anni, si è aggiudicato diverse candidature tra cui ai BRIT Awards nel 2015 ed NME nel 2014 e nel 2015, come Migliore Artista/Gruppo Esordiente.

La musica dei Chvrches è appunto caratterizzata dalla forte presenza dei synth, che rende la band unica nel suo genere, poiché ne fanno un uso esasperato che però determina l’identità della band, oltre alla voce angelica della Mayberry, che a tratti ricorda una voce di bambina, acuta e delicata. Ma la particolarità della band, è il fatto di proporre musica dance “di classe”, che ricorda a tratti la dance anni ’80, e tutto ciò da prima che andasse di moda negli ultimi tempi.

Love Is Dead si apre con Graffiti, introdotta dal nostro amato synth, e dalla voce della Mayberry che dice “I’m writing to ask you; did you achieve all you wanted to do?” e il testo esprime il fatto che nella vita è un continuo sbagliare, il ripetersi di errori e non imparare mai, nemmeno quando si invecchia.

La tabella di marcia prevede il primo singolo, Get Out, che come affermato da Lauren per un’intervista ad NME, è stato il primo riff a venir fuori durante la creazione dell’album. A questo singolo vediamo anche la partecipazione di Greg Kurstin, produttore discografico statunitense, che ha anche prodotto l’intero album, e il testo parla di come la protagonista sia confusa sulle sue scelte; non sa cosa vuole ma allo stesso tempo ha bisogno di questo qualcosa: “Going out my mind/Never getting what I wanted/Getting what I needed”, mentre Deliverance, terza sulla tracklist, è una sorta di sollecitazione a non rinunciare mai alle proprie scelte, e ad essere però attenti a ciò che si desidera: “Careful when you’re tellin’ us about obsessions/Sayin’ that we’re never free/You better hold on, hold on, hold/You better hold on to what you love”. 

 

 

Quarta sulla tracklist è My Enemy, secondo singolo estratto, che prevede la collaborazione con la bellissima voce di Matt Berninger, frontman dei The National. E’ la prima volta che la band collabora con un altro artista, escludendo il remix di Bury It con Hayley Williams dei Paramore, ed essendo la band fan di lunga data dei The National, hanno deciso di contattare Matt e chiedere se avesse voluto contribuire al loro album cantando My Enemy, il quale ha subito accettato e registrato la sua parte il giorno successivo. La canzone parla di un amore finito, di quanto il loro legame continui ad essere distruttivo fino a rendersi nemici.

 

 

Andando avanti troviamo il terzo singolo estratto Never Say Die, prodotto anch’esso da Kurstin, annunciato il 29 marzo dalla band su Twitter, e successivamente undici giorni dopo la band annuncia un quarto singolo, Miracle, che come affermato dalla Mayberry e Doherty in un’intervista per Annie Mac, è stata l’ultima traccia ad essere registrata e l’unica ad essere registrata e prodotta in
Inghilterra da Steve Mac; il testo viene introdotto dal verso “Ask me no questions, I will tell you no lies” molto simile ad un loro vecchio testo, tratto da Never Ending Circles: “Throw me no more bones and I will tell you no lies“, e la canzone parla di speranza, la speranza di riuscire a rialzarsi dopo essere caduti, di non vedere sempre e solo l’oscurità di ciò che ci pervade, quando si perde ciò che si ha, sperando in un miracolo: “We’re lookin’ for light inside an ocean of night/But will we ever see it through?

 

 

In conclusione, Love Is Dead è un buon album per tornare in pista nel migliore dei modi: il sound allegro che si contrappone ai testi a tratti cupi, a tratti positivi, sono la giusta ricetta per un album dei Chvrches.
Al momento la band è in tour per presentare l’album al pubblico, e li vedremo anche fare tappa in Italia, precisamente il 14 novembre al Fabrique di Milano.

Non ci resta che augurarvi un buon ascolto dell’album e al prossimo articolo!

La musica è la mia passione più grande, i concerti sono la mia seconda casa. Sono una nerd a tempo indeterminato, e amo leggere.
Parlo e straparlo di musica, ed ho deciso di metterlo per iscritto e di condividere le mie idee e la mia creatività con il mondo.