The american dream, il sogno americano, che è sempre stato alla base della discografia di Lana Del Rey, fa di nuovo capolino nel suo ultimo lavoro, Norman Fucking Rockwell!.
Ma si può ancora parlare di sogno americano nel ventunesimo secolo?
Secondo Lana bisogna riflettere sullo stato in cui versano gli Stati Uniti degli ultimi anni, su quell’american dream che ormai nel tempo è mutato, sicuramente in peggio: ecco il motivo di quella parolina tra Norman e Rockwell, il quale tutti conosciamo come uno dei pittori statunitensi di rilievo del ‘900 che rappresentava nei suoi dipinti, attraverso un realismo romantico, il classico clima americano del ventesimo secolo. Un lascito e un patrimonio prezioso, ci dice Lana in un’intervista per BBC Radio 1, dove loda l’artista e decide di regalargli un posto d’onore nel titolo del suo sesto album in studio e nella title track.

Norman Fucking Rockwell è co-prodotto con Jack Antonoff (St. Vincent, Lorde), il quale è riuscito a minimizzare la parte strumentale come richiede lo stile Del Rey e a dare spazio alla voce da soul bianco di Lana; è costituito da quattordici tracce, tra accordi di piano e chitarre in sottofondo, proponendo un’atmosfera sognante, che ci riporta ai tempi di Ultraviolence e a quel dream pop misto al buon soft rock, che nei suoi ultimi lavori di certo mancava.
Come appreso negli album precedenti, la California e la west coast per Lana sono un modo di essere, una sorta di state of mind come ci suggerisce nei versi di Fuck it I Love You, che qui viene amplificata in una visione alquanto nichilistica.

 

 

È un disco azzardato? Senz’altro, considerando che la sua durata è di ben settanta minuti, ma è altrettanto azzeccato? Su questo possiamo metterci direttamente la mano sul fuoco. È un album nostalgico come è solita comporre la nostra diva degli anni ’50, ma guarda in faccia la realtà come mai prima d’ora, dicendo al suo interlocutore che questa è l’America di oggi, in continua decadenza; in The Greatest esprime quel senso di rimpianto per le vecchie storie d’amore e la musica del passato. In The Next Best American Record troviamo il tema ridondante della nostalgia, una relazione passata in cui entrambi erano ossessionati dalla fama, e dal produrre il miglior disco americano, accantonando la propria relazione, ricollegando il tutto a canzoni del calibro di Fucked My Way Up To The Top o Money Power Glory, entrambe da Ultraviolence. Nella title track possiamo ritrovare gli stessi temi, descritti però in maniera esplicita: “You fucked me so good that I almost said, I love you“.

Non poteva mancare Doin’ Time, cover dei Sublime rilasciata in onore della pubblicazione del loro documentario lo scorso aprile, che si può considerare l’unica hit di tutto l’album; inoltre il disco contiene anche i singoli pubblicati in precedenza come Mariners Apartment Complex e Venice Bitch, i cui video sono stati girati completamente dalla sorella, Chuck Grant.

 

 

California, una rock ballad piano e archi si riferisce a una sua personale relazione, ed esprime elementi di patriottismo come richiede il tema dell’album: “We’ll hit up all the old places / We’ll have a party, we’ll dance ‘til dawn / I’ll pick up all of your Vogues and all of your Rolling Stones“.
Il disco si chiude con un’altra ballata per piano e voce, Hope is a Dangerous Thing, la quale contiene riferimenti alla poetessa Sylvia Plath, una dei miti di Lana: “Don’t ask if I’m happy, you know that I’m not / But at best, I can say I’m not sad“.
Come ha specificato la cantautrice, anche qui le referenze sono strettamente personali; ha inoltre dichiarato in diverse interviste che è una delle tante canzoni che contengono degli easter eggs i quali solo lei è in grado di interpretare, ma d’altro canto è anche per questo se la adoriamo: per la misteriosità e gli intrighi che le sue canzoni possono nascondere.

 

 

Insomma, Norman Fucking Rockwell! rappresenta il manifesto dell’America odierna, la decadenza di un paese vista attraverso gli occhi di chi l’ha sempre amata e innalzata.
Lana Del Rey è sempre stata unica nel suo genere: per ogni album pubblicato è riuscita a costruire la sua identità musicale proponendo ogni volta uno stile diverso e incomparabile, e anche con Norman Fucking Rockwell possiamo tranquillamente affermare che ancora una volta è riuscita a stupirci, forse con il miglior album della sua discografia.

And last but not the least, a quanto pare è già al lavoro per un nuovo album, che come ha rivelato si intitolerà White Hot Forever, il quale sarà probabilmente pubblicato nel 2020. Che sia the next best american record? Non ci resta che attendere per scoprirlo.

 

La musica è la mia passione più grande, i concerti sono la mia seconda casa. Sono una nerd a tempo indeterminato, e amo leggere.
Parlo e straparlo di musica, ed ho deciso di metterlo per iscritto e di condividere le mie idee e la mia creatività con il mondo.