Era stato presentato a sorpresa solo tre mesi fa The S.L.P., il progetto solista di Sergio Pizzorno, chitarrista e principale mente creativa dei Kasabian, e il 30 agosto ha visto la pubblicazione dell’album di debutto dal titolo omonimo.

L’ultimo lavoro della band di Leicester, For Crying Out Loud, risaliva al 2017 e l’improvviso annuncio del progetto di Serge aveva messo in allerta i fan, in merito a una possibile pausa dal gruppo. Al contrario, è stata un’estate produttiva per il musicista di origini genovesi, il quale ha dichiarato di essere già al lavoro con la band per un nuovo album, annunciato postando una foto via social all’inizio di agosto: chi temeva un ipotetico scioglimento dei Kasabian può quindi tirare un sospiro di sollievo.

 

The S.L.P., acronimo di Sergio Lorenzo Pizzorno, nome completo dell’artista, appare come il “suo autoritratto musicale”, dove ogni traccia mostra una delle sfaccettature della sua personalità. Esso infatti è molto sperimentale e spontaneo, non è stato premeditato a lungo dal musicista, poiché, come ha dichiarato, tale progetto nasce dalla necessità di aver un posto tutto suo, dove poter andare e creare qualunque cosa desideri, il che si traduce in “fare musica per il solo gusto di farla”.

L’artista nell’album mette tantissima carne al fuoco, includendo numerose componenti stilistiche: psichedelia, momenti melodici, elementi ambient, funk, hip hop, due collaborazioni con giovani rapper (entrambi aspiranti al Premio Mercury), slowthai e Little Simz, e un uso della chitarra quasi inesistente o, se presente, diverso da quanto fatto con i Kasabian.

La tracklist si compone di undici pezzi, di cui tre sono interludi recanti la dicitura tipica dei fumetti “Meanwhile” nel proprio titolo e disposti rispettivamente all’inizio, a metà e alla fine del disco: sono proprio questi i primi brani che Serge aveva composto e inizialmente pensato come una colonna sonora. Impossibile ignorare l’impronta di “kasabianeità” (conio un termine per l’occasione), impressa quasi in qualunque brano: dal dark synth degli esordi, all’elettronica di 48:13, o i passaggi rap presenti in Velociraptor!, si potrebbe riconoscere che si tratta di un disco concepito della mente creativa della band perfino ascoltandolo “alla cieca”, senza sapere in partenza chi sia l’artista.

Il primo interludio strumentale che apre l’album, Meanwhile… In Genova, è grandioso e sembra la sigla di un film di James Bond, ma con ritmiche simili a quelle di brani come Club Foot e Days Are Forgotten. Date le origini di Serge, appare superfluo precisare che la scelta di iniziare idealmente questo viaggio proprio da Genova non è casuale. Il brano, oltre ad essere una lettera d’amore per una città alla quale è molto legato, rappresenta anche la manifesta volontà di prendersi la scena in grande stile: se nella band il chitarrista è la mente creativa dietro al frontman Tom Meighan, qui invece è il protagonista assoluto.

Lockdown è caratterizzata da un’elettronica battente e arricchita da parti corali con un breve intermezzo a pianoforte. Si tratta di una traccia il cui minimalismo ricorda molto lo stile adottato in West Ryder Pauper Lunatic Asylum.

L’ipnotica e trasognata ((trance)), quarta e ultima canzone estratta dall’album poco prima della pubblicazione, richiama le atmosfere dei Chemical Brothers degli esordi in tracce come Alive Alone Life Is Sweet, con componenti psichedeliche familiari, provenienti da For Crying Out Loud.

 

Il disco aumenta il ritmo con The Wu, che fonde elementi funk psichedelici con club music ed hip hop (la traccia fa infatti riferimento al Wu-Tang Clan, un supergruppo americano che negli anni Novanta portò innovazioni nel mondo dell’ultimo genere citato), per poi rallentare lievemente subito dopo con Soldiers 00018, la cui struttura e sonorità, caratterizzata da componenti dark synth, ricorda parzialmente un brano come Fire.

Meanwhile… At The Welcome Break è il secondo interludio, fatto in collaborazione con il rapper inglese slowthai, la cui voce appare lontana e “frastornata”, e si posiziona a metà esatta del disco esordendo con un fischio che rimanda alle colonne sonore di Ennio Morricone. Secondo le parole dell’artista, questa canzone “rappresenta una stazione di servizio in mezzo a un viaggio ideale, che poi è il mondo in cui viviamo, un’infinita autostrada in cui corrono infinite informazioni che a velocità supersonica colpiscono le nostre vite”. Si presume quindi che questa traccia rappresenti anche il presente dell’artista, il quale, dovendo sostenere ritmi sempre molto serrati con la propria band, ha utilizzato un ritaglio di tempo per “staccare” da quella frenesia e riprender fiato.

Il viaggio prosegue con Nobody Else, il secondo singolo, caratterizzato da un intro di pianoforte jazz che esplode inaspettatamente, convertendo le sonorità della traccia in qualcosa di simile all’house anni Novanta.

 

È poi la volta dell’energica Favourites, prima traccia estratta dall’album, in collaborazione con Little Simz, di connotazione R&B caratterizzata da basso e synth all’inizio e grida distorte e percussioni nel finale. Il brano parla dell’identità nell’era digitale e ironizza nello specifico sull’incontro tra un uomo e una donna che erano entrati in contatto via social, e che nel momento in cui si vedono, seppur carichi di aspettative e sensazioni diverse, non si piacciono. Nel video musicale Serge ha il viso cosparso di brillantini colorati, come ad indicare l’immagine ideale che una persona dà di sé dall’altra parte di uno schermo e di cui la gente si innamora, ma che nella realtà si rivela essere soltanto una bella maschera.

 

Kvng Fv è una breve traccia strumentale, la cui unica protagonista è una chitarra classica suonata con la tecnica del fingerpicking, che precede il terzo singolo estratto, The Youngest Gary, un potente brano di matrice trip-hop caratterizzato da effetti e psichedelia dall’inizio alla fine.

 

Chiude il cerchio l’ultimo oscuro interludio, Meanwhile… In the Silent Nowhere, simile alla traccia iniziale, ma molto più rallentato e malinconico e meno “glorioso”. A proposito del brano, Serge in un’intervista per Rolling Stone ha dichiarato: “Questa traccia è un messaggio, riguarda la necessità di tornare ad ascoltarsi gli uni con gli altri. Credo che, in qualche modo, nella società moderna ci siamo ritrovati tutti chiusi nel nostro angolo personale, dove i lati opposti non riescono più a comunicare. Trovo che l’incapacità di dialogo sia molto pericolosa e siamo a un punto in cui è necessario capirsi e capire perché il mondo sta nella direzione sbagliata”.

Giunti all’epilogo di questo incredibile viaggio (con tanto di monito per il futuro, che di questi tempi non guasta mai), non ci rimane che tenere sott’occhio gli sviluppi futuri dell’interessante progetto solista di Pizzorno, il cui tour promozionale lo porterà anche a Milano, al Circolo Magnolia il 12 settembre, e attendere il ritorno dei Kasabian al completo con il loro settimo album.

 

Una studentessa di ingegneria informatica con la passione per la musica, l’arte, la lettura, la scrittura e tante altre (davvero troppe) cose…