Quando un’artista compone un album, una canzone o anche solo una melodia, racchiude in esse sempre qualcosa di sé, della sua vita, della sua esistenza. Quello che l’artista comunica solitamente sono le sue emozioni quali il dolore, la gioia, la tristezza, la rabbia. Sono le emozioni che fanno muovere e che creano la musica.
È un paradosso a pensarci perché la musica è di fatto matematica, le note sono numeri, così come le vibrazioni, le pause, i suoni. Le emozioni invece sono sentimenti e in quanto tali sono astratti, inafferrabili, incalcolabili. Sono inoltre soggettivi e personali perché cambiano di significato e d’importanza da individuo a individuo. La matematica invece è una soltanto ed è uguale per tutti.
Ci sono poi artisti che non racchiudono tale paradosso in un album, ma è l’album che si adegua alle emozioni, ai sentimenti, all’essere umano dell’artista. In questo caso le tracce sono i sentimenti e il prodotto finale che viene concepito in studio di registrazione, è la vita dell’artista o parte di essa; la musica fa solo da contorno ed è il mezzo sonoro e cantato che viene usato e sfruttato per fermare e incidere l’essere umano dentro al disco. Questo è quello che è successo a Ghosteen l’ultimo capolavoro del genio di Nick Cave and The Bad Seeds.

Nick Cave si sa è un artista spropositato, inafferrabile e indefinibile, è il mutaforma della scena musicale e non dei nostri tempi. Lui può tutto, può cantare, può suonare, può parlare, può recitare, in ogni forma, in ogni genere. Con o senza musica, in silenzio, sussurrando o urlando. Ogni sua scelta è precisa e ricade sul come e sul cosa vuole comunicare al suo pubblico: il mondo. È il pastore, il predicatore, il divulgatore sentimentale e poetico del Vangelo: la musica, la matematica. Ma Nick Cave il pastore questa volta si è superato.

Ghosteen è un sentiero di guerra che si percorre in dieci tracce, dove la trincea separa i due eserciti da sempre nemici ma complici: la vita e la morte. Inizia con Spinning Song, la prima traccia, la quale è così spaziale e sognante ma con una profondità travolgente che scuote i dolori di chi l’ascolta. Qui Nick è un profeta oratore, detta a parole il suo dolore e tutti i suoi sentimenti nascosti e li fa emergere usando musica sonorità docili e spettrali allo stesso tempo.

In Bright Horses la musicalità si fa più cupa e intensa, e questo è dovuto anche all’uso del pianoforte dove lo schiacciare dei tasti rende la traccia via via più pungente, mentre la voce di Nick si fa meno profetica e più cantata ma lascia sempre spazio alla predicazione di chi è Nick Cave in Ghosteen.
Waiting for You è il centro di tutto il dolore dell’artista pastore, è la traccia in cui la morte e la vita di Nick Cave si concentrano e si ritrovano insieme, unite più che mai. Musicalmente l’introduzione è puramente drastica, oscura e tombale per i primi otto secondi per essere poi scossa dall’introduzione del pianoforte che con i suoni dolci e delicati, se pur fermi e pungenti, fanno da contrasto e danno genesi ad una traccia melodica e cantata; inoltre è la traccia in cui più di tutte si può sentire che la voce di Nick si fa sempre più sofferente e malinconica, a lungo andare il suo dolore diventa il nostro dolore.

 

 

Con Night Raid si ritorna alla misticità e all’inafferabilità della vita: si parte con un’introduzione musicale quasi angelica e profetica, per poi andare via via sempre più vicino ad una musicalità più potente ed emotivamente coinvolgente. Dal punto di vista artistico Nick supera e va oltre il limite di sé stesso, in quanto rispecchia più di una delle sue intimità. È sia predicatore che oratore, detta a voce con versi in prosa, e canta. La traccia è un susseguirsi di momenti di crollo e di rinascita, ed è questo che la rende la più particolare e la più significativa da ascoltare per capire e scoprire i Nick Cave di Ghosteen.

Si passa a Sun Forest che musicalmente e testualmente non è altro che il prolungamento della traccia precedente, è una sorta di storia narrata e raccontata delle gioie e dei dolori di un uomo che qui appare più comune che mai, mentre con Galleon Ship, ma ancora di più con Ghoosten Speaks andiamo verso una rottura. L’intero clima dell’album si modifica per materializzarsi per quello che è davvero: un viaggio da percorrere all’interno di sé stessi, alla scoperta del senso delle sofferenze che ogni persona si ritrova ad affrontare nel corso della propria vita. È un cercare di dare un significato a quello che ci accade, per arrivare a capire che in realtà non tutto può essere compreso, non tutto può essere definito.

 

 

In Leviathan Nick Cave passa da artista a eroe decaduto, un eroe umano che si è perso nei meandri più profondi di sé stesso, ma fa ascoltare al suo pubblico come lui è riuscito a trovare un modo per sopportare il limbo in cui si trova, tra la sua vita e la sua morte. Lo fa usando una musicalità coinvolgente e sentimentale, contrastata da un uso leggero, quasi impercettibile delle percussioni e dalla presenza di cori e più voci soffuse che si spingono al limite della santità. Il cerchio della vita e il limbo della morte chiudono il loro ciclo con tre tracce che apparentemente sembrano pezzi scostanti, diversi, divisi: Ghosteen, la traccia che dà il nome all’album, FirefliesHollywood.

 

 

Arrivati alla fine l’ascoltatore capisce che Nick Cave il magnifico non aveva pensato solamente di intraprendere questo viaggio alla ricerca del suo modo di dare un senso al dolore, alla sofferenza e alla vita. Non aveva pensato solamente, a partire dalla sesta traccia, di spezzare l’album in due parti nette e circoscritte, l’essere umano nella sua imperfezione e nella sua santità. Nick Cave alla fine ci rivela il suo finale: un atto teatrale e musicale, una vera e propria trilogia cinematografica tramutata in musica e in poetica. Una trilogia che prima spezza e poi unisce. Una composizione austera e spiazzante e per certi versi oscena. Come lo è la vita. Come lo è la morte.