Dopo 5 anni dal fortunato AM, la band di Sheffield capitanata da Alex Turner torna con il nuovo album Tranquility Base Hotel & Casino, che ha lasciato spiazzati molti fan delle scimmie artiche, chi in modo positivo che ha accettato il cambiamento del sound della band, chi già sta rivendendo il biglietto dei prossimi concerti che si terranno in Italia a Roma il 26 e 27 maggio all’Auditorium Parco Della Musica e il 4 giugno a Milano al Forum di Assago.

La band si è sempre caratterizzata per un sound indie rock sin dalle sue origini, nel lontano 2006 con Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not, album da record che entrò nel Guinness dei primati per il maggior numero di copie vendute in una settimana, richiamando in primis gli Strokes, di cui sono grandi fan e di cui facevano cover prima di produrre canzoni in proprio. Hanno continuato su questo filone indie anche con Favourite Worst Nightmare per poi abbracciare una sonorità più oscura con Humbug, prodotto da Josh Homme, leader della band statunitense Queens of the Stone Age, con cui collaborano anche per il loro ultimo album AM; penultimo anzi, visto che l’11 maggio è uscita la loro sesta fatica, Tranquility Base Hotel & Casino.

L’album si apre con Star Treatment, un giro di pianoforte, basso, chitarra e batteria e Alex che dice “I just wanted to be one of the Strokes”, cosa che gli è riuscita nel corso degli anni ma non ora, visto che la canzone e l’intero album sembra tutto meno che un lavoro da Strokes, per fortuna. Si prosegue con One Point Perspective e American Sports, collegate nel finale da questa tastiera che sembra uscita da un videogioco horror anni ’90, ma tutto ci porta alla title track, Tranquility Base Hotel & Casino, un hotel dove è presente Gesù che va dall’estetista e una mamma che canta canzoni di protesta, il testo parla di un uomo in cerca del suo posto nel mondo ma ogni scelta, ogni pensiero ed ogni risposta alle sue domande lo porta a delle conclusioni sbagliate: “I’ve been on a bender back to that prophetic esplanade where I ponder all the questions but just manage to miss the mark…do you celebrate your dark side Then wish you’d never left the house? Have you ever spent a generation trying to figure that one out?”, emblema di una generazione che vorrebbe cambiare il mondo ma forse troppo legata alle comodità che questo mondo gli ha dato. A metà album c’è la traccia più bella di tutte, e a quanto pare anche la più gettonata tra i fan che hanno storto il naso ascoltandolo: Four Out of Five, un ritmo che ti prende sin da subito, con un ottimo riff di chitarra e la batteria di Matt Helders che sembra ritornare ad essere usata, anche se con sempre troppa parsimonia; un ottimo singolo comunque, come si vede anche dall’esibizione da Jimmy Fallon a riguardo.

 

 

Nel complesso l’album sembra un prosieguo del sound di due loro b-sides, Stop the World I Wanna Get Off With You, ma soprattutto You’re so Dark, entrambe datate 2013, con il piano a essere protagonista assoluto di tutte le canzoni.

Alex Turner ha quindi accantonato la chitarra e anche uno stile più facile e comprensibile ai più, sia a livello di suono che di testi; si nota che è maturato rispetto agli esordi, ha messo tutta la sua esperienza nello scrivere queste canzoni, e tutta la sua vita trascorsa in gran parte in America negli ultimi anni, in una stanza ad Hollywood con lui e la sua musica, niente di più e niente di meno.

Qui sotto l’intervista integrale su BBC Radio 1 di Annie Mac ad Alex Turner.

 

 

Fabio Morgia per Indiementia