Tra i “musicali” botta e risposta con il fratello Noel, polemiche di vario genere degne di una telenovela che potrebbe intitolarsi “Oasisful”, e reduce soprattutto dall’ottimo successo del disco d’esordio, As You Were, Our Kid è tornato con il suo secondo lavoro da solista, Why Me? Why Not, pubblicato il 20 settembre.

Il curioso titolo dell’album deriva dal nome di due dipinti realizzati da John Lennon. Il primo, dal titolo Why Me?, fu acquistato da Liam durante una mostra su Lennon, a Monaco di Baviera nel 1997, mentre il secondo, dal nome Why Not, gli fu donato da Yōko Ono in persona, in occasione di una visita al Dakota.

Ognuna delle undici canzoni contiene una piccola impressione del cantante, il che rende il disco maggiormente “autobiografico” rispetto al precedente, sebbene tutte quante siano state scritte insieme a Greg Kurstin e Andrew Wyatt, già collaboratori in As You Were. Dal punto di vista delle sonorità, Liam riafferma la propria identità musicale e culturale, mostrandosi saldamente ancorato a ciò che è anni Novanta, Manchester, indie-rock, britpop, ribelle come un punk e Beatles… Avrei potuto semplicemente dire Oasis, ma era giusto illustrare tutti gli aspetti chiave uno ad uno, perché per quanto rimanere così fermi sulle proprie posizioni possa apparire banale (e ad alcuni addirittura patetico), in questo caso non lo è, o quanto meno il minore dei Gallagher sta dimostrando che le persone hanno ancora bisogno di ciò, e finché lo vorranno, lui rimarrà coerente e fedele al proprio sound e alle proprie origini, sviluppando da lì qualcosa di nuovo. Tutto questo a dispetto di Noel che, forse per scrollarsi di dosso definitivamente l’etichetta di ex-Oasis e chiudere con il passato, si è invece progressivamente spostato dall’alt-rock verso sonorità psichedeliche, fino a sperimentare nuovi suoni dance nell’EP This Is The Place, che uscirà il 27 settembre.

La prima traccia estratta, Shockwave, apre il disco di prepotenza con un testo pungente (da modificare all’occorrenza durante i live per dediche accusatorie dell’ultimo secondo), il suono sporco di un’armonica blues e una ritmica incisiva e potente, tutti ingredienti che rimandano a quello che fu un altro singolo di punta, Wall Of Glass. Il ritornello è ovviamente più “Nineties&Oasis” non si può e quell’apertura armonica è un’eco irresistibile a qualche hit dei Beatles: impossibile non lasciarsi coinvolgere, tanto che dalla sua pubblicazione, il 6 giugno, Shockwave è divenuto il singolo di maggior successo di Liam Gallagher, ed è attualmente il vinile più venduto del 2019 nel Regno Unito.

 

One of Us è l’ultima canzone estratta dal disco e secondo Liam parla della famiglia, dell’amicizia e del senso di appartenenza. Di fatto è una lettera aperta al fratello Noel, in cui il cantante lo esorta ripetutamente ad abbassare quella barriera che li divide:“Come on, I know you want more / Come on, and open your door / After it all you’ll find out / You were always one of us”, arrivando a far riferimento anche ad una delle sue canzoni preferite del gruppo, Live Forever. Nel video, diretto da Anthony Byrne e ideato da Steven Knight, rispettivamente regista e creatore di Peaky Blinders, vengono mostrate foto d’infanzia dei fratelli e su una porta si legge “28-08-09”, la data dello scioglimento degli Oasis.

 

Il terzo singolo, Once, come la traccia precedente, mette in mostra nuovamente il lato sentimentale dell’artista, il quale riflette sul proprio passato e su quei momenti unici ed indimenticabili che non potranno mai più ripetersi: una ballad lennoniana di una dolcezza tale da essere già considerata la nuova Wonderwall.

 

L’emotività del cantante culmina in Now That I’ve Found You, dedicata alla figlia Molly Moorish, per poi lasciare spazio al crescendo incalzante scandito dal piano di Halo e ai suoni grevi della title-track, Why Me? Why Not.

Brani come Be Still, che presenta elementi punk, e la leggera Alright Now, che si tuffa nei seventies dei Rolling Stones, con l’aggiunta di un’azzardata e marcata psichedelia, mostrano la nuova sicurezza di Our Kid come solista, confermata nel testo di Meadow, che parla dei suoi anni più tormentati e di quanto sia difficile spezzare le catene che legano al passato per riuscire ad andare avanti.

The River, secondo estratto dall’album, riprende il leitmotiv testuale e sonoro di Shockwave: qui Liam ribadisce le proprie origini mostrando, anche nel video, tutto ciò che è Manchester.

 

Gone conclude il disco, con un palese omaggio ai Doors, quasi a dimostrare una volontà di provare ad avventurarsi al di fuori dei territori battuti, arricchendo il proprio bagaglio con qualcosa di “americano” o leggermente differente.

Si trova conferma di ciò nella versione deluxe dell’album, la quale comprende altre tre tracce: l’interessante Invisible Sun, dalle componenti elettroniche che rimandano ai Depeche Mode e una chitarra alla Lenny Kravitz, la ballad Misunderstood Glimmer, di stampo country, l’unica forse leggermente fuori luogo.

Sorge spontaneo chiedersi (come sempre da dieci anni a questa parte) se rivedremo mai i fratelli Gallagher insieme, e se, giunti a questo punto, valga realmente la pena aver una nostalgia simile, date le anime contrapposte e così diverse dei due, che se la cavano anche in solitaria. Semmai dovesse accadere, come si suol dire: “ai posteri l’ardua sentenza”. Quel che è certo è che Liam tornerà in concerto in Italia il 15 e il 16 febbraio 2020 prima al Palazzo dello Sport a Roma e poi a Milano al Mediolanum Forum di Assago.

 

Una studentessa di ingegneria informatica con la passione per la musica, l’arte, la lettura, la scrittura e tante altre (davvero troppe) cose…